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Testi e foto sono tratti da 'I grandi Spazi delle Alpi', Priuli Verlucca/Edizioni Melograno
Nel '700 lo stambecco, oggi simbolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, era un animale raro: già allora molti viaggiatori lo descrivevano come grande curiosità. Il povero animale, un tempo diffuso in tutte le Alpi, era ormai ridotto a pochi esemplari che sopravvivevano nelle terre alte del massiccio del Gran Paradiso. Lo si era cacciato per la carne, ma anche per le taumaturgiche virtù di tutte le parti del corpo, che sembravano avere miracolosi effetti su molte malattie. E solo Dio sa quanti potessero essere gli alpigiani malati per giungere quasi a estinguere una specie! Ai superstiti spettava però un ruolo assai importante, poiché la nascita del Parco si deve a loro e alla grande passione per la caccia di re Vittorio Emanuele II di Savoia. Il gioco del cacciatore di stambecchi piaceva molto al sovrano: siccome questi erano rari, egli pensò bene di assicurare solo per sé il divertimento. Facendo valere la sua autorità, fece rispettare le 'Regie Patenti' che vietavano la caccia all'animale. Creò poi diverse riserve su tutto il territorio e vi mise a guardia un manipolo di montanari (ex bracconieri!), precursori degli odierni guardiaparco. Fu così che, per poter essere cacciato, il nostro stambecco poté sopravvivere. E qualunque stambecco incontriate sulle Alpi, è un discendente di quelli del Gran Paradiso, perché fu grazie a loro che iniziò il ripopolamento alpino della specie.
Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, primo parco nazionale istituito in Italia, abbraccia un vasto territorio di alte montagne, fra gli 800 metri dei fondovalle e i 4.061 metri della vetta del Gran Paradiso. Il territorio si estende in cinque valli principali, due nel Canavese (Piemonte) e tre in Valle d'Aosta.
La Valle dell'Orco e la Val Soana si raggiungono da Torino con la statale n.460 e da Ivrea con la pedemontana che conduce a Pont Canavese.
Dal fondovalle valdostano si raggiungono la Valnontey, nella Valle di Cogne, la val di Rhemes e la Valsavarenche.
Cogne (1534 metri), la località turistica più nota dell'area, è al margine inferiore della bellissima e triangolare prateria di Sant'Orso, allo sbocco della maestosa Valnontey. La parrocchia possiede tre altari in legno scolpito del XVI secolo. Molto belle una fontana di ferro e alcune case con finestre e porte ogivali. Interessanti e ancora attive le miniere di magnetite.
Nel settore piemontese i centri principali sono Noasca e Ceresole Reale, sul fondo della selvaggia e suggestiva Valle dell'Orco.
La sede dell'Ente Parco è a Torino. Via della Rocca, 47 Tel.: 011/8606211 Fax: 011/8121305 E-mail: segreteria@pngp.it
La segreteria Turistica del Parco, aperta tutto l'anno, è a Noasca (TO). Via Umberto I Tel./Fax: 0124/901070 E-mail: info@pngp.it
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