| |
Il Pollino è uno dei massicci più imponenti della catena appenninica. Si trova sul confine fra la Basilicata e la Calabria. Il versante settentrionale, verso la Basilicata, è affacciato sulla valle del fiume Sinni e ha un andamento piuttosto dolce. Il versante meridionale, verso la Calabria, ha un paesaggio più selvaggio, affacciato sulla Piana di Castrovillari. È il gruppo montuoso più elevato dell'Appennino meridionale. Le sue cime principali sono il monte Pollino, di 2248 metri, la Serra Dolcedorme, di 2226 metri, la Serra Crispo, di 2053 metri, la Serra delle Ciavole, di 2127 metri, la Serra del Prete, di 2180 metri.
Il Pollino e i Monti dell'Orsomarso sono stati costituiti nel 1992 nel Parco Nazionale del Pollino. Con i suoi 192.565 ettari, è l'area protetta più vasta d'Italia. Comprende 22 comuni lucani e 24 calabresi. Questo territorio, non molto conosciuto, è invece molto interessante, sia dal punto di vista naturalistico, sia dal punto di vista storico e del popolamento.
Il monte Pollino è un massiccio calcareo e quindi soggetto a fenomeni carsici e ricco di gole, dirupi, faglie. Una delle caratteristiche del parco sono infatti le numerose grotte, come l'abisso di Bifurto, sul versante calabrese, profondo 683 metri. Sono presenti anche diversi canyon, come le spettacolari gole del Raganello, sempre sul versante calabrese, così profonde che il sole fatica ad illuminarle. Il monte è ricoperto, alle quote più elevate, da fitte foreste, di faggi, castagni, cerri. Ma il simbolo del Pollino è il pino loricato. Si tratta di una specie piuttosto rara, che resiste e si adatta sia alle quote alte, sia al caldo dell'estate mediterranea. Il suo nome deriva dal fatto che il tronco ricorda la lorica, l'armatura dei soldati romani. A quote più basse si aprono anche radure, vasti prati, pascoli, zone di macchia mediterranea e non mancano le zone a coltura. Anche dal punto di vista faunistico il Pollino conta su specie rare o in via d'estinzione, come il lupo appenninico, la lontra, il capriolo dei monti Orsomarso, il gufo reale, il picchio nero. Più diffusa è invece la maestosa aquila reale.
Le zone del Pollino sono state abitate fin dall'epoca preistorica. E vi sono diverse testimonianze, come i graffiti della grotta del Romito, che risalgono al paleolitico superiore. Tra i vari popoli che hanno abitato queste terre nel corso de secoli, quelli che hanno lasciato le maggiori tracce sono gli albanesi. Qui infatti vive la metà dei 90.000 italiani di origine albanese. Si concentrano soprattutto sul versante calabrese. Gli albanesi giunsero qui dal 1470, quando lasciarono l'Albania in seguito all'occupazione ottomana. All'interno del parco gli albanesi sono presenti in nove comuni, che hanno un nome italiano e uno albanese: Frascineto (Frasnita), Eianina (Purcilo), Civita (Cifti), San Paolo Albanese (Shen Pali), San Costantino Albanese (Shen Kostadini), Acquaformosa (Firmoza), Lungro (Ungra), Plàtaci (Platani), San Basile (Shen Vasili). Qui si parla l'albanese e la messa è di rito ortodosso. Sono ancora vive molte tradizioni e usanze albanesi, come la Vallija, una danza che si celebra il martedì dopo pasqua.
La città principale nelle vicinanze del Pollino è Castrovillari. Si trova sul versante calabrese del monte, al limite meridionale del parco. La parte antica della città, chiamata civita, è arroccata su uno sperone di roccia. È dominata dal Castello aragonese, massiccia fortificazione costruita nel 1490. A Lungro, il principale centro albanese del Pollino, c'è la bella Cattedrale di San Nicola di Mitra, decorata con affreschi e mosaici di gusto bizantino.
|